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RISCHI DA ORDIGNI BELLICI INESPLOSI

04/09/2017

Considerando le bombe, circa 378.900 tonnellate, che hanno raggiunto il nostro territorio nazionale durante le due guerre mondiali e le successive campagne di risanamento del territorio, si valuta che in Italia “ci siano, attualmente, ancora 15.000 tonnellate circa di ordigni inesplosi”. E l’entità del fenomeno è “tale da far sì che ogni anno in Italia vengano rinvenuti circa 60mila ordigni bellici”.


A ricordarcelo, sottolineando la dimensione del rischio degli ordigni bellici in Italia, è una recente linea guida approvata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) e dal titolo “Linee guida per la valutazione del rischio da ordigni bellici inesplosi”.
Il documento - realizzato attraverso il lavoro di Gaetano Fede, Stefano Bergagnin, Rocco Sassone, del Gruppo di Lavoro “Sicurezza” del CNI e di altri collaboratori – è finalizzato (come ricordato in una Nota del CNI)  “ad indirizzare gli approcci dei coordinatori della sicurezza in fase di progettazione (CSP) riguardo all'obbligo di valutazione del rischio derivante dal rinvenimento di ordigni bellici inesplosi (obi)”.
In particolare le linee guida, che recepiscono quanto previsto dal Titolo IV del D.Lgs.81/2008, come modificato dalla legge n. 177/2012, recante “Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici”, introducono un insieme di raccomandazioni sviluppate sulla base delle conoscenze disponibili, ed è “redatto allo scopo di rendere appropriato, e con elevati standard di qualità, l'approccio e il comportamento del CSP, che è investito, a partire dal 26 giugno 2016, dell'obbligo di valutare il rischio di rinvenimento di obi”. In particolare tali linee guida rappresentano “la base di partenza per progettare le più adeguate misure di prevenzione e protezione in analogia all'adozione di approcci, comportamenti e ‘modus operandi’ commisurati agli scenari di rischio prevedibili”.
Si indica che qualora a seguito della valutazione del rischio da parte del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione venga indicata “come necessaria l’attività di Bonifica Bellica Sistematica Terrestre da ordigni esplosivi residuati bellici (di seguito indicata come Bonifica Bellica), il Committente provvede ad attivare lo specifico iter autorizzativo” contenuto nell’Appendice 2 del documento. E si sottolinea che poiché l’eventuale attivazione della procedura di bonifica “comporta tempi tecnico-amministrativi e costi è fondamentale che il progettista dell’opera (primo interlocutore del committente) ed il CSP caldeggino una rapida attivazione della procedura senza attendere che la progettazione dell’opera sia completata o che l’intero appalto sia già aggiudicato”.
Le linee guida, che non hanno e non possono avere “alcun intento finalizzato ad evidenziare e influenzare possibili modifiche all’impianto normativo”, ricordano innanzitutto la normativa a partire dalla Legge 1° ottobre 2012, n. 177 che introduce nel D.Lgs. 81/2008 “precise azioni che il committente e il CSP, devono mettere in campo, al fine di valutare sia la possibilità di rinvenimento di ordigni bellici inesplosi, durante operazioni di scavo, sia il rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo”.
Si ricorda che il tema ordigni bellici “richiede l’inserimento nel PSC di un ‘capitolo’ dedicato a riassumere l’attività di valutazione del rischio effettuata dal CSP”. E la prima attività del CSP è la “valutazione del rischio di rinvenimento di ordigni bellici inesplosi, dopodiché, qualora tale rischio non sia escludibile, il CSP procederà a segnalare al Committente la necessità di attivare la bonifica degli ordigni bellici che dovrà essere rigorosamente effettuata secondo i disposti normativi” riportati nelle appendici della Linea Guida. E “resta inteso che il PSC dovrà contenere le misure di prevenzione e quant’altro previsto dal punto 2.2.4 dell’Allegato XV del D.Lgs.81/2008”.
Il documento indica poi che per valutare il rischio di rinvenimento di ordigni bellici inesplosi il CSP “potrà partire da una ricerca storico documentale” ed eventualmente “avvalersi di un’analisi strumentale”; gli esiti di tali analisi “dovranno essere correlati alle lavorazioni di scavo previste per la realizzazione dell’opera ed alla presenza di preesistenze antropiche (fondazioni, cisterne, condutture, ecc). Successivamente dovrà valutare se vi siano possibilità che i danni derivanti da eventuale esplosione siano limitati alle zone di intervento o possano propagarsi alle aree limitrofe (esempio: residenze, pubblica viabilità, fabbricati sensibili, ecc)”.
E qualora la valutazione del rischio del CSP evidenzi necessaria l’attività di Bonifica Bellica, il Committente, come abbiamo visto, “provvede ad attivare lo specifico iter autorizzativo”.
Qualora poi il CSP valuti che “si renda necessario attivare la procedura di bonifica, dovrà prevedere le misure di prevenzione e protezione da adottare durante tali attività e relative ai soli rischi interferenti. Ad esempio dovrà valutare in quali aree del cantiere non interessate da attività di bonifica sarà comunque necessario interrompere le attività di cantiere, come perimetrare la zona di bonifica qualora non coincida con l’intera area di cantiere, con quali precauzioni svolgere attività propedeutiche alla bonifica quali ad esempio lo sfalcio di erbe o arbusti o la rimozione di materiali pre-esistenti”.
Infine qualora il CSP valuti non necessario attivare la procedura di bonifica “è comunque opportuno che preveda una procedura ben precisa che imprese e lavoratori autonomi dovranno seguire in caso di ritrovamento accidentale”.

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